settembre 2015

Tour in Marocco: set cinematografico tra deserto, città imperiali e mare

Posted By : Maggy/ 17 0

Il Marocco è sempre stato uno straordinario set cinematografico. Non si contano i film occidentali girati almeno in parte qui: da Casablanca a Lawrence d’Arabia, da Marrakech Express a Il tè nel deserto, a Il gladiatore, il cinema ha contribuito a far scoprire ai turisti europei questo meraviglioso Paese, i suoi deserti e le sue città imperiali.

Anche la costa atlantica del Marocco ha luoghi di forte richiamo come Casablanca, Essaouira o Agadir, eppure c’è un tratto di quella costa che finora è stato ignorato dal turismo di massa: si tratta di una regione compresa tra le cittadine di El-Jadida e Oualidia, che conservano atmosfere di un Marocco antico, con incantevoli architetture tradizionali e ambienti naturali di grande bellezza.

Anche questa parte del Marocco ancora in ombra ha però attirato nel tempo vari uomini di cinema. Come Giuseppe Tornatore, che nel 1999 ha trovato nelle strade assolate e nel lungomare di El-Jadida le atmosfere ormai perdute della Sicilia degli anni Quaranta, ambientazione del suo film Malèna. Situata a soli 90 chilometri da Casablanca, El-Jadida rimane oggi un gioiello nascosto, e la cosa è tanto più sorprendente visto che il luogo fa parte dei Patrimoni culturali dell’umanità. Nomina decisa dall’Unesco nel 2004, per tutelare quella che un tempo veniva chiamata Mazagan e oggi citè portugaise, ovvero la maestosa cittadella-fortezza che di El-Jadida è il cuore, edificata sul mare dai portoghesi nel 1506.

Tour in Marocco: la medina di Fes

Posted By : Maggy/ 17 0

A prima vista, la medina di Fes non ha niente di spirituale. E’ un dedalo di contorti budelli in cui bisogna scansare di continuo persone, carretti e muli da soma, un ammasso fremente di rumori, colori e odori, un animale gigantesco che si nutre e respira di vita propria, una creatura avvolgente che stordisce e sfinisce.

Possono sembrare scenari da inferno dantesco il souk dei tintori, con il rosso che scorre tra i ciottoli dei vicoli, oppure le concerie di Chouara, con gli operai piegati in due nelle vasche dei colori e imbrattati di tinta fin sopra alla testa. L’odore delle pelli trattate è così forte che ai turisti, affacciati su una terrazza soprastante, viene dato un rametto di menta per nascondere l’odore.

Può venire la tentazione di scappare, da qui alla medina, ma occorre restare il tempo necessario perchè la prospettiva cambi e il percorso iniziatico si compia. Allora tutto diventa immateriale a Fes, come in un sogno che emerge dal passato. La città si perpetua nel tempo fedele a sè stessa, come una categoria dello spirito. Questa dimensione trova l’apoteosi ogni estate, quando Fes ospita il mistico Festival delle Musiche Sacre del Mondo.

Ma si può cogliere sempre, come una storia che “non si ferma a questa porta. Prosegue, ma non atrraverserà più porte aperte in qualche muraglia. Girerà su un percorso circolare e dovremo seguirla sempre più attentamente”. (Tahar Ben Jelloun, scrittore nato a Fes nel 1944, in Creatura di sabbia). Anche senza macchina fotografica.