giugno 2015

Viaggio in Marocco: la cucina

Posted By : Maggy/ 33 0

Punto di partenza obbligato per il nostro viaggio in Marocco: il marocchino, inteso come caffè espresso macchiato. In Marocco non esiste, è solo un’invenzione di noi italiani …

La cucina marocchina è nobile e antica, con importanti tradizioni di terra e di mare. Il resto lo fa la ricchezza della cultura. I cuochi hanno un profondo senso estetico, una cura per i dettagli e per il servizio. E’ un trionfo di coriandolo e cumino, zafferano e maggiorana, che si alternano o mischiano con olio d’oliva (lo stesso che sovente comperiamo in Italia, senza saperlo però), menta, rose e sandalo.

Si mangia seduti per terra, i piatti appoggiati sui tappeti o bassi tavoli, si usano le mani per portarsi alla bocca le striscioline di kebab di manzo o le pallottole di cous cous – secondo l’uso di Marrakech – con agnello e pollo.

Il tajine è un mix di carne (in genere di agnello, trita o spezzatino) con frutta (i datteri!) e lo zafferano.

Il baccalà è arricchito con la menta e il miele imperversa nei dolci.

Nei locali marocchini non si beve vino (così si dice), quindi regolatevi.

In Italia il Marocco è sinonimo di cous cous, ma c’è di più, naturalmente.

Da non perdere il mechoui, spalla di agnello arrosto, world food con un’anima francese e un’altra marocchina, con tanto di caponata maghrebina.

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Marocco e terrorismo: viaggiare sicuri … nel deserto

Posted By : Maggy/ 21 0

Personalmente non ho mai amato né le crociere né tanto meno i Paesi “vacanzieri”, ossia quelli che attirano le masse di turisti da tutto il mondo. Inoltre sono sempre stato dell’idea che conoscere un paese vuol dire rimanere lontani dai tour organizzati, tutti uguali (anche perchè le città sono quelle!), ma farsi accompagnare sempre da personale autorizzato del loco e in santa pace. Forse in questo brutto momento sarebbe meglio per tutti fare una scelta del genere.

Certezze di sicurezza non esistono in nessuna parte del mondo, bisogna rassegnarsi.

E cercando anche di informarsi si è di fronte a molta confusione.

Infatti, fino a pochi mesi fa, a proposito della Tunisia, si parlava di un “graduale miglioramento delle condizioni di sicurezza nelle grandi città…”. E dopo un mese l’attentato al Museo del Bardo di Tunisi; già, dopo di che si raccomandava di evitare le zone limitrofe al luogo dell’attentato (?)

E se volessimo andare in Iran? Tutto sotto controllo…

A Londra e in Francia il livello di allerta è massimo: le crociere non si fermano più a Tunisi, ma a EuroDisney si va sempre e con i nostri bambini!

Kenya: non andiamo nei locali, nei luoghi affollati … però possiamo partire!

E allora cosa si deve fare? Bisogna mettersi nell’ottica che l’attentato terroristico succederà, ma non si può sapere come, dove e quando.

Si può partire, accompagnati da persone locali esperte e consapevoli, pensando che, per fare un bel viaggio sicuro e indimenticabile, non sempre servono le stelle di Tripadvisor …

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Perchè un viaggio in Marocco?

Posted By : Maggy/ 17 0

Guardando quel paese dall’aereo, si ha l’impressione che qualcuno abbia posto a sud un enorme ventilatore, che solleva nuvole di sabbia sahariana su tutto il paese. E’ difficile immaginare che sotto quella polvere color ocra si possa nascondere una delle regioni dell’Africa più ricca di colori e sfaccettature.

Solo lo Stretto di Gibilterra lo separa dall’Europa, eppure il Marocco è proprio un altro mondo: un paese delle fiabe orientale, un’avventura in un paese del deserto ricco di promesse. E anche l’idea degli opposti che si attraggono assume toni vivaci come in nessun altro posto al mondo. Solo qualche chilometro divide spesso palazzi sfarzosi, che sembrano tratti dalle “Mille e una notte”, dai villaggi berberi di capanne di argilla cotta al sole, anonimi quartieri moderni sorgono intorno ai suk che emana, invece, tutto il fascino dell’oriente, le cime innevate dell’Atlante fanno capolino tra i palmeti, mentre aldilà delle dune increspate s’intravedono le onde dell’Atlantico.

Nonostante queste infinite sfaccettature, esiste un fattore comune: una bellezza che sembra in bilico tra seduzione e decadimento, di cui si sono innamorati architetti e designer di tutto il mondo, fondendo capolavori di artigianato locale con moderni elementi stilistici e trasformano poderi isolati in case da sogno piene di sorprese. Preservazione di un’antica cultura, da una parte, e scoperta di creatività – è questa la magia del Marocco.

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Viaggio negli usi del Marocco: tatuaggio con l’hennè

Posted By : Maggy/ 16 0

L’Hennè è conosciuto da millenni per le sue proprietà curative: tracce di polvere di Hennè sono state rinvenute persino nelle più antiche mummie egiziane, e i capelli della mummia di Ramesse II erano stati colorati con l’Hennè.

Le più antiche civiltà hanno utilizzato l’Hennè per tatuare la pelle, inizialmente l’uso era esclusivo per re e sacerdoti, come i Babilonesi, gli Assiri e i Sumeri, mentre in Iraq, Palestina ed Egitto sono stati ritrovati alcuni manufatti, del 1400 a.C., che raffigurano fanciulle con le mani e le unghie decorate con Hennè. Sembra che fra i primi a diffondere lo scopo ornamentale del tatuaggio con Hennè siano stati i popoli Canaaniti: le loro donne lo utilizzavano già in tempi antichissimi, e in seguito l’uso si diffuse anche fra gli Ebrei, nel periodo storico della nascita di Cristo.
L’arte del tatuaggio con l’Hennè raggiunse anche molti popoli in età romana, ma in seguito l’uso si perse, perché la Chiesa cattolica la condannò come pratica pagana e come manifestazione di stregoneria.

Con l’avvento dell’Islam, l’uso tradizionale del tatuaggio con l’Hennè fu assorbito dalle popolazioni che praticano questa fede; oggi l’uso dei tatuaggi con l’Hennè è diffuso in tutti i paesi arabi.

Nell’Africa Settentrionale iniziò a diffondersi fra il 1700 e il 600 a.C., instaurando la tradizione del tatuaggio con l’Hennè in Marocco, dove le donne Bèrbere usano la propria pelle per esprimere la loro arte, raccontando così attraverso il proprio corpo i riti ancestrali.

I disegni sono molto vari ed alcuni hanno precisi significati: tatuarsi la “mano di Fatima”, che secondo la tradizione era la figlia minore di Maometto, fornisce protezione a chi ne porta l’effigie sul viso, sul collo o su un braccio; una stella a cinque punte serve invece a spaventare, sempre secondo le antiche tradizioni Bèrbere, gli spiriti malvagi; una croce tatuata sul calcagno difende da eventuali inseguitori malintenzionati, mentre il tatuaggio di un uccello stilizzato preserva genericamente dal male.

Proprio perché l’arte dei tatuaggi ha origini antichissime, nel corso degli anni il suo uso si è modificato ed evoluto; anticamente, infatti, si usava spalmare semplicemente i palmi delle mani e dei piedi con l’Hennè, per conferire la colorazione a tutta la superficie, ma col tempo è nata l’arte dei disegni, che si sono perfezionati diventando a volte anche molto complessi, differenziandosi nello stile secondo i luoghi e i tempi.

Nel Nord Africa gli usi decorativi dell’Hennè variano secondo la cultura di ciascun paese: nelle zone orientali l’utilizzo popolare predilige le decorazioni per abbellire la sposa in vista del rito nuziale, invece in altre zone si usa l’Hennè nelle cerimonie che celebrano le nascite, le circoncisioni e altre festività, come ad esempio la fine del Ramadan, come simbolo di buon augurio.

Oggi il tatuaggio con l’Hennè nei paesi Europei è piuttosto diffuso e ha implicato un influsso della creatività occidentale sulla tipologia dei disegni, che possono variare dal classico disegno floreale molto ornato di tipo orientale, a simboli etnici o tribali, oppure spade, nomi, animali, rose, opere d’arte, draghi, simboli polinesiani, o ideogrammi cinesi.

C’è chi sperimenta il tatuaggio temporaneo perché non sopporta il dolore che un tatuaggio permanente comporta, poiché questo è eseguito con l’inserimento di colore nel derma tramite aghi; c’è chi lo fa solo per togliersi il desiderio di un tatuaggio, senza dover portare per sempre segni indelebili sul proprio corpo, mentre alcuni lo utilizzano come “prova generale” per verificare il disegno scelto, prima di passare al tatuaggio permanente.

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